Jimmie Lunceford

Jimmie Lunceford

Non c’è dubbio che l’orchestra diretta da Jimmie Lunceford (il cui nome appare spesso come “Jimmy”, di vero nome James Melvin) dagli anni ’20 possa essere considerata una delle tre massime della storia del jazz degli anni ’30 e ’40, assieme a quelle di Duke Ellington e Count Basie. La ragione per cui la prima è meno nota della altre due presso il grande pubblico dipende dalla prematura scomparsa di Lunceford nel 1947, proprio mentre stava progettando un ritorno alla ribalta dopo un periodo meno felice nella prima metà degli anni ’40.

Se una parola qualifica la differenza fra Lunceford ed i suoi colleghi, questa è eleganza – all’opposto della cruda naturalezza dell’orchestra Basie, un prodotto del “territorio”, la quale massimizza swing e franchezza, e delle atmosfere introspettive dei paesaggi sonori di Ellington. Tuttavia, come Lunceford dimostrò varie volte, la sua orchestra era capace di ricreare il suono di Ellington – Mood Indigo, Black and Tan Fantasy – o di esibire la potenza diretta di Basie – Harlem Shout; Oh Boy, Lunceford Special, brani composti ed arrangiati da Eddie Durham, un bravo musicista associato con Basie dai tempi di Bennie Moten (Moten Swing). Ma in generale, e qui sta l’originalità, il suono è tipicamente “luncefordiano” – Dream of You, I’m Alone With You, Le Jazz Hot, I Wanna Hear Swing Songs – e raffinato, pur mantenendo un profondo senso del blues – come in Uptown Blues (tutti questi brani sono trattati più oltre).

Questa eleganza si manifesta a vari livelli. Dapprima, nella precisione dell’esecuzione: l’orchestra sembra capace di eseguire passaggi difficili senza sforzo, a qualsiasi tempo di metronomo, e sempre con un massimo di swing. Allo stesso tempo, dà l’impressione di potenza contenuta – mentre Basie sembra al massimo dell’esplosione – come se, anche nei passaggi più focosi, vi fosse una gran riserva di espressione – anche se ciò non è probabilmente vero, dato che sembra tutti soffiassero al massimo – sempre con il sorriso sulle labbra; e la capacità di evocare atmosfere sfumate, come per Ellington.

Quindi, gli arrangiamenti brillanti sono sempre stati scritti in funzione del carattere dell’orchestra e dei suoi musicisti: specialmente quelli di Sy Oliver, che esplorano tutta la paletta dell’orchestra e danno il tipico aroma luncefordiano, anticipando l’armonia del be-bop; quelli del pianista Eddie Wilcox, prediletti dalla sezione di sassofoni; più tardi di Billie Moore (Chopin’s Prelude No. 7) e Buff Estes (I’m Alone With You) che continuano nello spirito di Lunceford, e quelli focosi già citati di Durham. A questi si possono aggiungere contributi dei membri dell’orchestra, specialmente Willie Smith, sassofonista alto, clarinettista e cantante, che illustrano l’interesse dei musicisti dell’orchestra per il loro insieme.

In aggiunta all’esecuzione d’insieme, di non sorpassata precisione, almeno all’epoca, l’orchestra annovera alcuni dei migliori solisti del tempo: Sy Oliver, Eddie Tompkins, Paul Webster, Snooky Young alla tromba, Trummy Young, trombonista e cantante che divenne famoso più tardi con Louis Armstrong, Willie Smith, uno dei tre massimi sassofonisti alto del tempo – con Johnny Hodges e Benny Carter – Joe Thomas, non così famoso ma perfetto esecutore, discepolo di Hawkins al sax tenore, forse più scorrevole del maestro. Ed inoltre la sezione ritmica, una delle due o tre massime dell’epoca: capeggiata da Jimmy Crawford, un batterista alla pari con Chick Webb e Jo Jones, che “tiene su” tutta l’orchestra molto meglio di Sonny Greer con Ellington (si ascolti l’inizio di Sweet Sue, Just You); Moses Allen al contrabbasso, Al Norris alla chitarra e Eddie Wilcox al piano, che assieme producono una base originale, fresca e swingante, di meritata celebrità, chiamata dal “ritmo rimbalzante”, a causa della sua irresistibile spinta oscillatoria, l’inizio della pulsione per il ballo.

Ed in più, Lunceford usa figure retoriche per aumentare lo swing, come la litote, che consiste nel frenare il discorso per dargli ancora più forza – ad esempio, quando interrompe la sezione ritmica per farne risaltare il battito: cosa unica all’epoca, a parte i “breaks”. Un certo “humour” sempre sullo sfondo, come nella parodia sorridente del dixieland all’inizio di Baby, Won’t You Please Come Home (un decennio prima dei disastri dei più “seri” dixielanders che non sanno swingare!). E quell’ambiente raffinato che ricorda la letteratura italiana del Medioevo e del Rinascimento – che sembra che il colto Lunceford coltivasse, specialmente Dante. Il tutto sempre sostenuto da uno swing possente, anche se talvolta deturpato da discutibili brani “novità” e concessioni sdolcinate al pubblico, senza però mai cadere al livello sciropposo delle orchestre bianche quali Glenn Miller, Tommy Dorsey, Harry James. Infine, gli arrangiatori di Lunceford sperimentano volentieri con trucchi armonici sofisticati che, pur passando sopra la testa dei ballerini ignari, perché nulla toglievano allo swing, anticipano la rielaborazione dell’armonia degli anni ’40 e ’50, sono progressisti e moderni, senza cadere nella sterilità del jazz “progressive” degli anni ’50 (ad esempio, Stan Kenton, a cui Lunceford è stato erroneamente paragonato per certi versi).

Le registrazioni di Lunceford cominciano nel 1927. Era uno studente brillante, diplomato dalla Fisk University, professore di musica, multi-strumentalista e musicista completo, anche se non incise quasi mai come solista, forse una volta al flauto. La sua orchestra ha sempre posseduto un alto grado di originalità, come dimostrano gli esempi seguenti.

Gli esempi

Oltre a Harlem Shout e Tain’t What You Do, Stratosphere, questi esempi hanno lo scopo di illustrare il carattere speciale dell’orchestra di Lunceford. Tutti i brani sono AABA a 32 battute, eccettuato dove menzionato altrimenti.
While Love Lasts è una delle prime registrazioni – anche se ve ne sono di precedenti – ed il segmento mostra come l’orchestra sia già in pieno possesso della sua musicalità perfetta e swing diretto. È un arrangiamento di Eddie Wilcox, il pianista, amato dalla sezione di sassofoni per come la metteva in evidenza. Il breve assolo di trombone è di Henry Wells e la tromba di Eddie Tompkins. Anche la sezione ritmica aveva raggiunto la piena maturità, e l’insieme ci dà dentro con la foga di un’orchestra da territorio – infatti veniva da Memphis, Tennessee.
Leaving Me è una composizione non molto nota di Fats Waller ed illustra la potenza dell’orchestra quando esegue un’orchestrazione massiccia. Da rilevare la bella improvvisazione di Joe Thomas, il sassofonista tenore.
Sophisticated Lady è uno di quei brani con cui Lunceford paga il tributo a Ellington, ma non da bieco imitatore (si veda la versione di Duke), bensì come qualcuno che ne riinterpreta la visione e contribuisce all’originale. Willie Smith ne è l’arrangiatore ed il solista al clarinetto, alla fine del segmento.
Dream Of You è uno dei tipici capolavori di Sy Oliver: una raffinatezza un po’ come in quelle stanze francesi del settecento con drappeggi e pannelli dipinti, o nelle nature morte olandesi del seicento con dettagli all’interno di dettagli. Introdotto il brano dalla tromba “growl” di Oliver, e dal ponte suonato dai tromboni, si entra nel primo ritornello seguito da una modulazione audace che porta alla parte cantata da Oliver, quindi un altro assolo di trombone, per concludere con la malinconica tromba di Oliver, che fa sfumare il tutto.
Stomp It Off, tipica struttura AABA, è un fuoco d’artificio, e ricorda che il vento di Kansas City è passato anche per Memphis, luogo di provenienza dell’orchestra, per arrivare a New York. Un arrangiamento bruciante di Sy Oliver, che qui compete con Eddie Durham.
Rain, un altro arrangiamento di Sy Oliver, ne illustra la sofisticazione armonica, specialmente a partire dalla battuta 17 di questo brano ABAC, che sembra quasi un insieme della West Coast negli anni ’50.
Since My Best Gal Turned Me Down, un brano reso celebre da Bix Beiderbecke e composto dal suo banjoista Howdy Quicksell, è una progressione tipo Smoke House Blues e Sweet Georgia Brown . Offre il pretesto per un altro trattamento alla Sy Oliver, che propone la mescolanza di sassofoni e ottoni. Eddie Tompkins esegue l’assolo di tromba e Joe Thomas quello al sax tenore. Il brano è un esempio dell’amore di Oliver per brani di jazz degli anni ’20 e della tradizione, che rielabora con gusto.
Shake Your Head è un altro di quei brani focosi di Oliver, il cui stile traspare nell’armonia sofisticata della seconda metà del segmento A, e nell’introduzione al secondo ritornello, con 8 battute bizzarre tipiche di Willie Smith.
Sleepy Time Gal contiene uno spartito molto elaborato di Eddie Wilcox, che si sente arpeggiare con foga, per la sessione di sassofoni. Sy Oliver è alla tromba, e dopo il primo ritornello convenzionale si sente qualcosa di inedito nel 1935: tutta una sezione che, dopo la pausa ritmica di 4 battute tipica di Lunceford, dimostra come sappia suonare in modo veloce e dinamico: un po’ come se Benny Carter  anticipasse Charlie Parker!
Four Or Five Times è un altro omaggio di Oliver al jazz antico, un brano dei McKinney’s Cotton Pickers, come al solito trattato in modo raffinato. Notevole il gioco delle sezioni, trombe/sax/tromboni, e l’assolo di Eddie Tompkins. Questa è una versione che non venne pubblicata ai tempi.
Oh Boy è una composizione tipica di Eddie Durham (trombonista, chitarrista, compositore ed arrangiatore). Si osservi il fraseggio di massa nel primo ritornello, che anticipa una pratica delle big bands che si diffonderà negli anni ’50 – ad esempio, con Count Basie – e come i sassofoni decollino dopo il primo segmento A del secondo ritornello.
Harlem Shout  è un altro contributo di Eddie Durham. Vi è però l’interruzione tipicamente luncefordiana nel secondo A dell’esposto del tema, e la connessione al secondo ritornello con l’insieme dei sassofoni. Durham, veterano di Kansas City, interpreta perfettamente lo spirito dell’orchestra.
For Dancers Only è uno di quei tipici brani che sono nati dal nulla: nessuna progressione armonica, nemmeno un ponte, a parte ripetizioni di 4 battute sulla tonica
– sembrerebbe un brano modale ante-litteram. Si tratta di una tipica opera di Sy Oliver, come tra l’altro illustrato dal passaggio con i tromboni. Notevole come al solito l’assolo di Willie Smith e la tromba negli acuti di Paul Webster.
Like A Ship At Sea è un’altra scrittura di Eddie Wilcox. L’estratto inizia dopo il canto lacrimevole di Dan Grissom. Ancora una volta vi è un bel ponte con i tromboni, dopo il segmento A (che qui c’è solo una volta) ed il segmento A finale.

Annie Laurie, un arrangiamento di Sy Oliver, viene considerato un capolavoro dell’orchestra per via della compattezza dell’insieme, e forse del materiale esotico (una canzone popolare irlandese). Si sente bene la sezione ritmica con Ed Wilcox, pianoforte, Al Norris, chitarra, Moses Allen, contrabbasso, e specialmente Jimmy Crawford, batteria – forse non leggera come quella di Basie, ma più efficiente di quella di Ellington – percussiva quanto necessario per sostenere un insieme che soffiava duramente.
Margie, un altro omaggio di Oliver ad un brano del jazz antico, ebbe abbastanza successo grazie al canto di Trummy Young ed al suo assolo al trombone, quando era appena diventato membro dell’orchestra. Ancora una volta brilla la sezione ritmica.
Sweet Sue, Just You, arrangiato e cantato da Sy Oliver, è un’altra vetrina per la sezione ritmica ed il paradigma del ritmo rimbalzante. Il brano vive grazie al trombone di Young che continua a modulare fuori scala, sempre con il sostegno dell’orchestra, e l’assolo di alto sax di Ted Buckner, seguito da un insieme torrido, che culmina con l’assolo di chitarra e con la tromba stratosferica di Paul Webster.
By the River Sainte Marie è un’altra grande esecuzione dell’orchestra, un arrangiamento di Sy Oliver. L’insieme di questo segmento, dopo il canto di Dan Grissom che è stato tagliato, è considerato uno dei capolavori dello stile jazz grande orchestra. È seguito da un assolo di Joe Thomas (4 battute) e poi di Willie Smith.
Le Jazz Hot è un altro di quei brani nati dal nulla, proprio come l’orchestra e Sy Oliver sapevano fare – un po’ come l’orchestra Basie che improvvisava a sezioni sul blues. Era dedicato al critico francese Hughes Panassié, che aveva scritto un libro sul jazz dallo stesso titolo (una dedica, come Panassié’s Stomp di Count Basie e Delaunay’s Dilemma del Modern Jazz Quartet). Come al solito, Sy Oliver suona bene alla sua tromba “growl”, tuttavia in modo personale e diverso da Cootie Williams .
Time’s A-Wastin’ è un altro arrangiamento di Sy Oliver ed illustra come l’orchestra è arrivata a suonare nel 1939, un po’ come una macchina swing, ma senza alcunché di meccanico – a differenza degli imitatori, ha sempre mantenuto anima ed entusiasmo, che impregna le varie sezioni. Vi sono due versioni di questa registrazione.
Tain’t What You Do è un bell’arrangiamento di Sy Oliver e dell’orchestra, ed esprime bene la filosofia che Jimmie Lunceford ha coerentemente dimostrato: non è ciò che fai, ossia che cosa suoni né l’origine del materiale – “tain’t what you do” – è come lo fai, ossia come rendi quegli elementi non-oggettivabili (!), quelli che ritornano costantemente in questo trattato – “it’s the way how you do it”. Un contrappunto, e miglioramento, al motto di Ellington “It Don’t Mean A Thing If It Ain’t Got That Swing” – tradotto liberamente, non ha valore se non vi sono quegli elementi che fanno lo swing: è una spiegazione del jazz. Vi è una registrazione di studio che una miglior qualità di registrazione di questo esempio, ma questo, anche se incompleto, riscoperto qualche anno fa da una registrazione dal vivo per la radio, contiene un assolo esplosivo di Willie Smith – lo si sente dapprima sul ponte dell’esposto del tema – che costruisce le sue frasi con tensione crescente sullo sfondo degli ottoni, fino ad esplorare, nell’ultimo A, note al di sopra del registro del suo sax alto. Un altro esempio di una grande macchina swing che non ha niente di meccanico. Baby Won’t You Please Come Home è, ancora una volta, uno di quei brani dal passato che Sy Oliver prediligeva, stimato dalla critica jazzistica per l’insieme del secondo ritornello. Il primo ritornello è una parodia del dixieland, nel senso che i musicisti mostrano come sanno suonare di tutto, pur mantenendo il loro stile. Vi sono
due versioni registrate del brano.

The Lonesome Road, ancora un arrangiamento di Sy Oliver, è come sempre notevole per l’insieme e l’integrazione perfetta dell’assolo (bizzarro?) di Willie Smith, preceduto dal trombone di Trummy Young.
You Set Me On Fire proviene da un insieme di brani sentimentali lenti (You’re Just A Dream, Pretty Eyes) il cui problema sono i segmenti cantati di Dan Grissom, che suscitava forse molta attrazione come cantante sentimentale, ma lascia molto a desiderare come cantante di jazz . Per mostrare che cosa non va nel suo canto, ne ho lasciato 8 battute. Si noti come al solito la perfezione dell’insieme, nel primo ritornello, ed anche nello sfondo del segmento cantato.
Mandy, ancora un brano dal passato, sempre un arrangiamento di Sy Oliver, dimostra ancora la perfezione dell’insieme, nell’esposizione del tema dalla parte della sezione di sassofoni – che assomiglia ben poco a quelle di Carter, eppure così rilassata e convincente. Si noti pure il trattamento di ritmo “rimbalzante” generato dalla sezione ritmica luncefordiana.
Belgium Stomp è un arrangiamento di Billie Moore, il successore designato da Sy Oliver, dopo che lasciò l’orchestra nel 1939, quando essa era al culmine della sua arte. Moore vi rimase per qualche anno, anche dopo il cattivo lavoro di qualche pessimo arrangiatore che non aveva capito niente dello spirito unico dell’orchestra. In questo caso, nonostante il nuovo arrangiatore, il brano ha il tipico carattere luncefordiano, forse un po’ contorto, ma sempre con swing ed entusiasmo travolgente. La conduzione delle trombe è di Gerald Wilson.
I’m Alone With You è una composizione ed arrangiamento di Buff Estes, un sostituto di Sy Oliver. Sempre una tipica struttura AABA. Le prime 16 battute sono esposte da Joe Thomas al sax tenore, cullato dagli ottoni, seguite dal ponte eseguito dalla sezione di sassofoni, poi dall’ultimo A con Snooky Young alla tromba. Segue un intervallo di 4 battute di Willie Smith al sassofono alto e quindi il secondo ritornello, una vetrina per la meravigliosa sezione di sassofoni, in particolare il secondo segmento di 8 battute. Snooky Young, con la sordina, prende il ponte, e per concludere si ode l’ultimo A dai forti accenti. Naturalmente l’uso del tritono e di accordi di passaggio ante-litteram è cosa normale per l’orchestra di quei tempi.
Uptown Blues, come dice il titolo, è un blues lento e profondo, probabilmente un arrangiamento “head” (spontaneo e memorizzato) dei membri dell’orchestra, senza spartito. Willie Smith prende i primi due ritornelli – con l’acuto f da concerto che riesce ad estrarre alla sesta battuta del secondo ritornello, quasi un’ottava al di sopra del registro normale di un sassofono alto – mentre Snooky Young alla tromba prende gli altri due ritornelli, forse il suo miglior assolo mai registrato.
Lunceford Special è uno dei contributi di Eddie Durham, dal tempo veloce e focoso. L’introduzione annuncia l’atmosfera del brano, mentre alla fine dell’esposto gli ottoni riprendono la melodia con effetti vocali ottenuti con le sordine. Si noti come il tema venga esposto con ottoni che fanno da contrappunto ai sassofoni senza tuttavia che i due cadano esattamente sul battito – proprio come i suonatori africani di tamburi estendono il ritmo con leggeri stiramenti del battito [Bilmes]. Il ponte viene eseguito dagli ottoni e la tromba trascinante è di Gerald Wilson, mentre l’assolo esplosivo di sax alto è di Willie Smith.
I Wanna Hear Swing Songs, un arrangiamento di Sy Oliver, è come al solito un esercizio di bravura che insegna come esporre il tema di una canzone – specialmente il ponte con Joe Thomas – e l’ultimo A è un ulteriore esercizio di bravura luncefordiana, con pause ed abbellimenti, ed armonia avanzata con progressioni progredite.
I Got It è una tipica struttura Rhythm Changes, arrangiato da Billy Moore con, come sempre, il gusto tipico di Lunceford, specialmente nell’ultimo A, prima dell’assolo di Joe Thomas, preceduto da Gerald Wilson alla tromba, ed anche nel ponte e nella fine dell’ultimo A dell’esposizione del tema.
Chopin’s Prelude No.7 è un esempio di buon gusto su come rendere i classici in jazz, arrangiato da Billie Moore. Come sempre, la sezione di sassofoni è precisa e ben condotta.
I’m Gonna Move To the Outskirts of Town è un blues che occupava le due facce di un disco a 78 giri da 25 cm, con canto di Dan Grissom (rimosso), basato sull’arrangiamento di What’s Your Story Morning Glory. L’estratto contiene le sezioni orchestrali, con un assolo al sax alto di Ted Buckner, qualche battuta con Snooky Young ed il sassofono ringhiante di Joe Thomas, ed indica come l’orchestra del 1942 fosse sempre in piena forma.

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